{"id":54,"date":"2022-02-01T13:34:36","date_gmt":"2022-02-01T12:34:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.atelier.unina.it\/?page_id=54"},"modified":"2022-02-01T16:54:49","modified_gmt":"2022-02-01T15:54:49","slug":"introduzione-e-obiettivi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.atelier.unina.it\/index.php\/progetto\/introduzione-e-obiettivi\/","title":{"rendered":"INTRODUZIONE E OBIETTIVI"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"font-size:17px;font-style:normal;font-weight:600\">La ceramica rappresenta un documento fondamentale per la ricerca archeologica e dal secolo scorso la sua importanza nella ricostruzione delle dinamiche socio-economiche e storiche del mondo antico ha cominciato ad essere maggiormente riconosciuta. Considerata come&nbsp;<em>marker<\/em>&nbsp;culturale e cronologico, essa \u00e8 divenuta oggetto di numerose ricerche specialistiche e indagini pluridisciplinari. L\u2019indistruttibilit\u00e0 dei materiali ceramici fa di essi, infatti, una delle poche testimonianze tangibili della realt\u00e0 produttiva e commerciale del mondo antico. Della vita economica di epoca romana naturalmente la ceramica non avr\u00e0 coperto che un ridotto settore, ma di tutte le altre merci che dovettero essere oggetto degli scambi nel Mediterraneo antico, quasi nulla \u00e8 giunto fino a noi a causa della loro deperibilit\u00e0: basti pensare a tessuti, pelli, spezie, coloranti, profumi, legno, beni alimentari. Le possibilit\u00e0 concrete di giungere ad una ricostruzione economica a partire dallo studio dei materiali ceramici \u00e8 stata, perci\u00f2, oggetto di riflessione da parte di autorevoli studiosi come J.-P. Morel e C. Panella (MOREL 1983; PANELLA 1993; BONIFAY 2004; ARTHUR 2007; BOWMAN \u2013 WILSON 2007; TCHERNIA 2011; RIZZO 2016). Nell\u2019Italia romana la produzione ceramica \u00e8 stata definita un naturale complemento all\u2019agricoltura, una connessione che \u00e8 data certamente dalla presenza delle officine sul fondo (per sfruttare le cave di argilla), ma che non \u00e8 solo e non \u00e8 tanto topografica, quanto funzionale e commerciale, nel senso che la produzione di manufatti era a servizio della produzione agricola del fondo (ad esempio per la conservazione, il trasporto e la vendita di quanto coltivato), senza escludere che parte di quanto realizzato nelle stesse officine potesse essere venduto anche autonomamente (MOREL 1976; ARTHUR 1987; LEITCH 2011). Con la crescita dell\u2019impero romano e soprattutto con la sua espansione commerciale, l\u2019attivit\u00e0 artigianale si stacc\u00f2 dal fondo; cominci\u00f2 a svolgersi per cos\u00ec dire parallela a quella agricola, ma non del tutto svincolata da essa. Il vasellame da mensa e quello di uso comune viaggiavano come merce di accompagno sulle navi&nbsp;<em>onerariae<\/em>&nbsp;che trasportavano da un porto all\u2019altro del Mediterraneo le derrate alimentari, fondamentali al sostentamento di Roma stessa (ROUG\u00c9 1966; CARANDINI 1983; MOREL 1983; PANELLA 1985; TCHERNIA 2011; BONIFAY 2017). Questa modalit\u00e0 di trasporto, che riduceva sensibilmente i costi di trasferimento, ha costituito certamente la chiave del successo di tante produzioni ceramiche la cui massiccia diffusione dimostra chiaramente come esse divennero concorrenziali rispetto alle produzioni locali e spesso a queste ultime preferibili.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:17px;font-style:normal;font-weight:600\">Accanto al vasellame da mensa e da cucina, un ruolo ancor pi\u00f9 significativo nella ricostruzione delle dinamiche economiche e commerciali \u00e8 rivestito dai contenitori utilizzati per il commercio di beni primari come olio, vino,&nbsp;<em>salsamenta<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>garum<\/em>, olive, frutti, spezie e granaglie: le anfore. Lo studio delle anfore (favorito enormemente anche dall\u2019archeologia subacquea, PARKER 1992) fornisce informazioni preziose in merito alle rotte commerciali e ai beni alimentari trasportati. In particolare da decenni gli studiosi hanno dedicato attenzione alla produzione e alla circolazione del vino, proprio avendo come punto di riferimento le anfore vinarie &nbsp;(fondamentale TCHERNIA 1986), e il vino \u00e8 stato, anche di recente, al centro di una riflessione dalla forte connotazione multidisciplinare (LAWINE 2020, cui hanno partecipato anche i componenti di questo gruppo).<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:17px;font-style:normal;font-weight:600\">Nonostante la grande quantit\u00e0 di resti, sull\u2019organizzazione produttiva e commerciale del vasellame e dei contenitori da trasporto rimangono molti dubbi. Questo tipo di manufatti non ha, infatti, una precisa connotazione dal punto di vista giuridico, o forse non ha peculiarit\u00e0 (come hanno invece altre&nbsp;<em>res<\/em>) tali da giustificare l\u2019interesse dei giuristi romani (che invece si soffermano su altre questioni, come l\u2019estrazione del materiale per la produzione del vasellame). Inoltre nella gestione della produzione artigianale non esisteva un modello unico: accanto al contratto di locazione, sicuramente e ampiamente attestato con diverse forme (<em>locatio-conductio rei<\/em>,&nbsp;<em>locatio-conductio operis<\/em>,&nbsp;<em>locatio conductio operarum<\/em>) (FIORI 1999), ci saranno stati casi di maggiore coinvolgimento del&nbsp;<em>dominus<\/em>&nbsp;nell\u2019esercizio dell\u2019attivit\u00e0 artigianale, ad esempio attraverso la&nbsp;<em>praepositio<\/em>&nbsp;di sottoposti (CERAMI-PETRUCCI 2010). Questo spiega la difficolt\u00e0 per lo storico del diritto antico di ricostruire l\u2019organizzazione del lavoro e al contempo la necessit\u00e0 di confrontarsi con fonti non di tradizione manoscritta, la cui corretta interpretazione pu\u00f2 trarre indubbiamente vantaggio da un confronto tra diversi specialisti.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:17px;font-style:normal;font-weight:600\">Informazioni sulla produzione e sulla commercializzazione delle anfore possono, ad esempio, essere desunte dall\u2019analisi del corredo epigrafico che le accompagna, i&nbsp;<em>tituli picti<\/em>&nbsp;e i bolli. Il sistema di bollatura che interessa non solo le anfore e i materiali edilizi, ma anche&nbsp;<em>dolia<\/em>, vasellame fine ed alcune produzioni d\u2019uso comune, costituisce infatti un argomento estremamente interessante anche ai fini dello studio degli aspetti giuridici delle produzioni fittili in et\u00e0 romana. I bolli sono stati di volta in volta interpretati come un\u2019indicazione di propriet\u00e0, di qualit\u00e0 del prodotto oppure come il segno di un sistema di controllo interno alla produzione. Spunti importanti possono venire dal confronto con i bolli laterizi, particolarmente studiati soprattutto dalla scuola finlandese (BRUUN 2005). Grande interesse ha destato la proposta di M. Steinby che ha interpretato i bolli doliari di II secolo d.C. come forme sintetiche di un contratto di&nbsp;<em>locatio operis<\/em>&nbsp;(STEINBY 1981 e 1993), dunque veri e propri documenti sui rapporti tra i diversi personaggi coinvolti nelle attivit\u00e0 delle&nbsp;<em>figlinae<\/em>. Va sottolineato, al riguardo, che l\u2019interpretazione giuridica di questi dati non ha ricevuto grande attenzione da parte degli storici del diritto romano. La dottrina romanistica, invece, si \u00e8 dedicata, con interessanti risultati, al ruolo svolto nell\u2019attivit\u00e0 negoziale da alcune categorie sociali, quali liberti e schiavi (DI PORTO 1984 a e b), ampiamente coinvolti nella produzione artigianale e nel commercio.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:17px;font-style:normal;font-weight:600\">Uno dei principali nodi all\u2019interno della complessa rete di rapporti commerciali in et\u00e0 romana furono certamente i Campi Flegrei, gravitanti intorno al porto di&nbsp;<em>Puteoli<\/em>. Fin dall\u2019inizio del II secolo a.C.&nbsp;<em>Puteoli<\/em>&nbsp;conobbe un rapidissimo sviluppo economico, dovuto al ruolo di porto commerciale attrezzato pi\u00f9 prossimo a Roma, megalopoli e \u2018capitale\u2019, cui era destinato non solo il grano proveniente da varie regioni del Mediterraneo, ma anche prodotti di ogni genere, in parte utilizzati in loco. Da quest\u2019epoca, molti cittadini romani abbienti iniziarono ad acquistare in Campania propriet\u00e0 terriere, destinate principalmente alla coltivazione di vite ed olivo. Il territorio della Campania era sfruttato, nella maggior parte delle aree coltivabili, per la produzione di grano, mentre in aree particolari si aveva un\u2019importante produzione di vini, come il&nbsp;<em>Falernum<\/em>. Per questi due tipi di attivit\u00e0 agricola specializzata, destinata al mercato, furono impiegati, nelle&nbsp;<em>villae rusticae<\/em>&nbsp;(di dimensioni variabili), grandi masse di schiavi. In taluni contesti (ad es. il territorio di Capua) l\u2019alta densit\u00e0 abitativa permetteva, inoltre, di sfruttare anche forme alternative di lavoro, come quello degli affittuari e dei piccoli proprietari. Chiuso il periodo delle guerre civili, l\u2019abbondante afflusso cerealicolo trasmarino consent\u00ec di concentrare l\u2019attivit\u00e0 di tale manodopera per la pi\u00f9 remunerativa viticoltura.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:17px;font-style:normal;font-weight:600\">L\u2019avanzamento degli studi ha consentito di riconoscere per l\u2019area flegrea un ruolo di produttrice ed esportatrice di merci, oltre che di importatrice di beni dai territori provinciali (FREDERIKSEN 1981; CAMODECA 1992). A testimoniare questo duplice ruolo sono proprio i dati offerti dallo studio dei manufatti ceramici. Il rinvenimento di produzioni flegree in diverse aree dell\u2019impero attesta la loro ampia diffusione. In quest\u2019ambito Cuma costituisce un sito di grande interesse per gli studi ceramologici a causa della significativa diffusione delle sue produzioni. Questa citt\u00e0 fu il centro di produzione della ceramica a vernice rossa interna, le&nbsp;<em>cumanae testae<\/em>&nbsp;pi\u00f9 volte richiamate nelle fonti antiche (PUCCI 1975), le cui caratteristiche tecniche furono forse la ragione di un massiccio fenomeno di esportazione in tutto il Mediterraneo antico. La localizzazione nel sito degli&nbsp;<em>ateliers<\/em>&nbsp;di questa ed altre produzioni da fuoco \u00e8 stata confermata dal rinvenimento di numerosi scarti in diversi settori della citt\u00e0 bassa (CHIOSI 1996; DE BONIS&nbsp;<em>et alii<\/em>&nbsp;2009). La ricerca intende partire proprio dallo studio dell\u2019ingente materiale ceramico rinvenuto a Cuma, eletto a sito campione di indagine, per ricostruire la struttura dei processi produttivi e commerciali del luogo e mettere in luce il ruolo economico svolto dalla citt\u00e0 nell\u2019interazione con gli altri centri di produzione attivi nella regione e nel Mediterraneo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ceramica rappresenta un documento fondamentale per la ricerca archeologica e dal secolo scorso la sua importanza nella ricostruzione delle dinamiche socio-economiche e storiche del mondo antico ha cominciato ad essere maggiormente riconosciuta. Considerata come&nbsp;marker&nbsp;culturale e cronologico, essa \u00e8 divenuta oggetto di numerose ricerche specialistiche e indagini pluridisciplinari. 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